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  1. Lo svezzamento naturale

  2. Qual è il momento migliore

  3. Rispettare i tempi e i gusti del  bambino

  4. Quali alimenti scegliere

  5. Si comincia

  6. Alcuni accorgimenti -vitamine e minerali (ferro, calcio, vitamina D, vitamina B12, acidi grassi omega 3, fabbisogno energetico, quantità)

  7. E’ pronto per iniziare lo svezzamento?

  8. Bibliografia

  9. Libri suggeriti

frutta

 1. Lo svezzamento naturale

Quale momento migliore per iniziare a prenderci cura della nostra salute e di quella delle generazioni future se non quello dello svezzamento? Momento in cui il bambino inizia a percepire non solo il gusto degli alimenti, ma anche la consistenza, la forma, il colore. Il bambino già nell’utero materno, pur alimentato dalla circolazione placentare, assaggia il liquido amniotico, sperimentando cambiamenti di sapore in base a ciò che la mamma mangia; per continuare con il latte materno, anch’esso quasi mai dello stesso sapore, in relazione ai gusti della mamma. Purtroppo anche se così logico, nell’immaginario collettivo è il momento meno salutare per introdurre una dieta vegetariana nella vita di un individuo. Eppure il bambino nasce vegano, anche i genitori che seguono e faranno seguire una dieta onnivora al proprio figlio dovrebbero scegliere per almeno i primi due anni una dieta priva di carne, latte vaccino e derivati (Proietti, 2013). A giustificazione di questa scelta c’è il fatto che i denti per “strappare” la carne, i canini, sono gli ultimi a spuntare, intorno ai due anni, e che il latte vaccino crea infiammazione e microemorragie intestinali, provocando spesso, soprattutto nei bambini piccoli, anemia da carenza di ferro.

 

  2. Qual è il momento migliore

Con il termine svezzamento, o divezzamento, o slattamento (Proietti, 2013), ci riferiamo al momento in cui il bambino inizia ad assaggiare cibi diversi dal latte materno, o in assenza di questo, dal latte formulato. Avviene generalmente intorno ai 6 mesi di vita ed è bene farlo iniziare quando il bambino e la mamma sono pronti. E’ opportuno aspettare che il bambino si tenga seduto da solo, poiché la digestione risulta difficoltosa in posizione semi-sdraiata, e riesca a tenere alta la testa, inizieremo quando il bambino è interessato ai cibi che mangia il resto della famiglia (LLL, 2002). Anche le esigenze della mamma sono importanti. Sarebbe meglio che fosse proprio la lei ad occuparsi dello svezzamento, colei che si è occupata fino a quel momento della sua alimentazione, e sarebbe meglio iniziarlo in un periodo di relax per la mamma, poiché il momento è delicato, vanno rispettati i tempi e i gusti del bambino, appare logico che servirà molta pazienza. Il bambino non va forzato, magari va stimolato ad assumere da solo gli alimenti, con le proprie mani, per lui deve essere uno stimolo ed un gioco.

Iniziare ad assaggiare cibi diversi dal latte materno non significa dover ridurre obbligatoriamente il numero delle poppate. L’allattamento rimane a richiesta, il latte, materno o artificiale, rimane l’alimento principale per il bambino almeno per i primi 12 mesi di vita. Il bambino è lattante, deve quindi introdurre latte (o cibo equivalente come composizione), fino ai 6-7 anni.

L’OMS raccomanda un allattamento esclusivo al seno per i primi 6 mesi di vita, di non introdurre prima di tale data altri cibi, di allattare se possibile anche fino al secondo anno (o più se mamma e bambino lo desiderano).

Già intorno ai quattro mesi è bene mettere il bambino a tavola con gli adulti, in modo che capisca e impari guardando ciò che piano piano verrà automatico anche a lui. Il bambino deve vivere il momento del pasto come un momento sociale, di convivialità.

 

3. Rispettare i tempi e i gusti del bambino

Ogni bimbo ha i propri gusti riguardo al sapore e alla consistenza, gusti che cambiano con il passare dei giorni o da un giorno all’altro, in base anche all’abilità che man mano sviluppa nel prendere con le mani o nell’utilizzare le posate. Non sempre il bambino avrà fame, e spesso preferirà ancora la poppata al cibo, il piccolo va rispettato sempre e comunque. Non si deve cadere nella tentazione di fargli terminare la pappa che ha nel piatto, né tantomeno distrarlo con un gioco o peggio con la televisione. Si rischia in questo modo di confondere il bambino e di non fargli ben comprendere quando è sazio, si insegna così ad ignorare i segnali che il corpo gli invia. Dobbiamo rispettare il piccolo perché non ha il senso del dovere o l’educazione per capire di dover finire il cibo che ha nel piatto. Il bambino si autoregola, e le mamme, i papà e i nonni devono rispettare queste sensazioni.
All’inizio dello svezzamento dovranno essere proposte consistenze prevalentemente liquide, poi cremose, quindi cibi schiacciati, passati con il passaverdura o ridotti in purea, avendo cura di aver eliminato bucce, semi o altre parti di difficile masticazione o non ben digeribili.
 

 4. Quali alimenti scegliere

Il primo alimento da introdurre sono i cereali, ridotti in crema. Possono essere acquistate le farine, in questo caso vanno preferite quelle specifiche per l’infanzia con l’aggiunta di ferro e calcio; oppure preparate in casa, a partire dai chicchi, in questo caso devono essere utilizzati cereali raffinati o meglio ancora cereali integrali, poi la farina ottenuta va passata con un setaccio. Se si vuole partire invece dai chicchi questi vanno ben cotti in brodo o latte vegetale senza aggiunta di sale e successivamente passati con un passino. Anche in questo caso possono essere utilizzati cereali integrali, ma deve essere eliminata la fibra prima di darli al bambino. Oppure possono essere utilizzati i fiocchi, che basterà bollire per alcuni minuti in brodo o latte vegetale, possono essere scelti raffinati o integrali, a patto che venga eliminata la fibra, verrà utilizzato un passino per ottenere una consistenza cremosa.

Si comincia solitamente con la crema di riso, poi con quella di mais, si passa in un secondo momento ai cereali minori sempre senza glutine, cioè il miglio, poi potranno essere aggiunti gli pseudocereali, naturalmente privi di glutine, il grano saraceno, la quinoa e l’amaranto. Solo in un secondo momento si aggiungono i cereali minori con glutine, quindi orzo, avena, segale, farro, kamut e alla fine il frumento, cereale maggiore con glutine. L’introduzione di un nuovo cereale deve essere graduale, uno nuovo ogni 3 o 5 giorni, per avere il tempo di rilevare l’insorgenza di eventuali intolleranze. Non è obbligatorio inserire prima tutti i cereali per passare ad un alimento appartenente ad un altro gruppo. Tuttavia i cereali con glutine vanno alternati a quelli senza.

Per la preparazione della base liquida va utilizzato latte materno, o latte vegetale (prima di riso, di altri cereali senza glutine o di mandorla) o brodo vegetale. Aggiungere alla pappa qualche goccia di succo di limone, se la base liquida si prepara con latte vegetale, scegliere quello arricchito di calcio e senza zuccheri aggiunti.

I legumi sono al secondo posto dopo i cereali, come importanza, perché sono la principale fonte di proteine. Vanno ridotti in crema, come i cereali. Si può partire dal legume secco, fresco o dai fiocchi. E’ fondamentale privilegiare quelli decorticati o passare con un passaverdura i legumi cotti, per separare le bucce, questo per evitare un eccesso di fibre. Solitamente si inizia con le lenticchie rosse decorticate, naturalmente prive di tegumento esterno. I legumi decorticati vanno cotti in brodo vegetale, acqua calcica o latte vegetale fino a che non diventi una crema. Al posto delle lenticchie rosse possiamo utilizzare piselli o ceci spezzati, fiocchi di azuchi. Se si vuol partire dal legume intero, questo va messo in ammollo per minimo 12 ore in abbondante acqua, cambiandola se possibile almeno una volta. L’ammollo è fondamentale per eliminare i fitati e altri anti-nutrienti, che possono impedire l’assorbimento delle sostanze nutritive. Poi vanno sciacquati e cotti in abbondante acqua non salata, in base ai tempi di cottura, diversi per ogni legume. Una volta cotti, vanno passati al passaverdura per eliminare le fibre. A questo punto possiamo aggiungere 1-2 cucchiaini di crema di legumi alla crema di cereali. Possono essere aggiunti sia a pranzo che a cena.

L’apporto proteico dei legumi può essere sostituito dal tofu al naturale, aggiunto ai cereali, o dal tempeh. Anche lo yogurt di soia apporta una notevole quantità di proteine, può essere dato a colazione con fiocchi di cereali fatti ammollare nello yogurt per qualche minuto, o con frutta secca macinata o in crema, possono essere anche aggiunte frutta fresca ridotta in purea o frutta essiccata preventivamente reidratata. E’ preferibile scegliere yogurt bianco poiché le varianti con frutta sono dolcificate con zucchero. Può essere addolcito con malto di riso, o solo con l’aggiunta degli ingredienti sopra elencati.

Il consumo di verdura va limitato. La fibra non è indispensabile nella dieta del bambino fino almeno ai due anni di vita. Infatti nel latte materno la fibra non è presente, e anche i molari, deputati a masticare la verdura compaiono tutti non  prima dei due anni. Le fibre ostacolano l’assorbimento dei nutrienti rischiando di ridurre enormemente la quota calorica dei pasti e l’assorbimento di vitamine e minerali, di fondamentale importanza, primo tra tutti il ferro. E’ importante aggiungerla soprattutto per far abituare il bambino al gusto di questo gruppo alimentare. Inizialmente va utilizzata solo l’acqua nella quale vengono fatte bollire 2 o 3 verdure di stagione. Dopo qualche settimana può essere aggiunta in piccole quantità (1 o al massimo 2 cucchiaini) anche la verdura passata al passaverdura, così da eliminare la maggior parte della fibra. Le verdure con cui iniziare sono la zucchina, la carota, la zucca. Da evitare almeno all’inizio dello svezzamento le verdure che contengono nitrati come spinaci, bietole, rape, lattuga, cavolo cappuccio. Anche la verdura appartenente alle Solanacee, quindi melanzane, peperoni, patate e pomodori sarebbe bene non introdurla prima dei 12 mesi (Proietti). E’ d’obbligo utilizzare verdure di stagione, lessate senza sale, meglio da agricoltura biologica.

La frutta è consigliabile inserirla per ultima, perché alcuni bambini si abituano al gusto dolce e potrebbero rifiutare poi gli altri cibi. E’ bene farla mangiare lontano dai pasti per evitare che fermenti. Va preferita frutta di stagione, ben matura e preferibilmente biologica, va ridotta in purea cotta ed in un secondo momento cruda. Non vanno aggiunti dolcificanti. Qualora non si potesse preparare in casa è opportuno evitare omogeneizzati con zuccheri aggiunti. Solitamente i bambini gradiscono succhiare una fetta di frutta avvolta in un canovaccio ben legato o utilizzando appositi ciucci costituiti da una retina dove viene collocata la frutta da far succhiare al bambino. Possono essere proposti anche centrifugati o succhi di frutta possibilmente senza aggiunta di zuccheri. E’ bene non superare i 250-300 ml al giorno per evitare diarrea e conseguente malassorbimento e possibile ritardo di crescita. La frutta essiccata come abbiamo precedentemente accennato, può essere utilizzata nello svezzamento precedentemente ammollata in acqua o latte materno o vegetale ed utilizzata come merenda, magari con l’aggiunta di cereali. Frutti allergizzanti come gli agrumi, frutti rossi e frutti tropicali come il kiwi, vanno inseriti intorno ai 7 o 8 mesi. Si può iniziare con mela, pera, pesca, uva, melone. La frutta secca e i semi oleaginosi ridotti in crema o macinati possono essere aggiunti alla pappa base da subito, per incrementare la quota calorica del pasto e aumentare la concentrazione di vitamine e minerali. Per prima è indicata la mandorla, energetica e con un’elevata percentuale di acidi grassi insaturi e minerali, in particolare calcio e ferro. Anche la frutta secca ha un elevato potere allergizzante quindi introdurla con cautela, soprattutto se c’è una predisposizione familiare.

L’olio va utilizzato extravergine d’oliva DOP, meglio se biologico.

L’acqua non è indispensabile per il bambino durante lo svezzamento, in parte perché i cibi proposti sono ancora abbastanza liquidi, ma anche perché è importante che si disseti ancora con il latte materno. Se siamo nella stagione calda, o il bimbo beve latte artificiale o è disidratato per febbre o diarrea, è bene somministrare acqua calcica povera di sodio (contenuto di calcio maggiore di 300 mg\l e contenuto di sodio inferiore a 50 mg\l) lontano dai pasti, per evitare che il calcio ostacoli l’assorbimento del ferro.

5. Si comincia

Si inizia con il proporre il pranzo o al posto della poppata o affiancato a questa. Far arrivare il bambino al pranzo sazio di latte potrebbe essere un aspetto positivo, perché così non è affamato e vive il momento del pasto con un atteggiamento più pacato e di gioco. Le prime due settimane sono dedicate alla crema di cereali, cotta in brodo vegetale o latte, aggiungendo un cereale ogni 3 o 5 giorni, si comincia come già accennato con il riso. Dopo qualche giorno dall’inizio si aggiunge l’olio extravergine d’oliva e dopo qualche altro giorno la frutta secca, in crema o polverizzata nella pappa. Per ultimo verrà aggiunto un legume, sempre rispettando la regola della gradualità. Dopo 3 o 4 settimane può essere proposta anche la cena.

Contemporaneamente o dopo vengono aggiunte le merende, con frutta fresca ridotta in purea o frutta secca, magari in crema.

6. Alcuni accorgimenti-vitamine e minerali

Come già accennato in precedenza è importante limitare il più possibile la fibra e privilegiare cibi con elevata densità calorica, quindi legumi, cereali, frutta secca, semi oleaginosi e olio d’oliva.

È ovvio che per tutti i gruppi è di fondamentale importanza la varietà. Inoltre è opportuno seguire alcune regole per evitare eventuali carenze. Per aumentare l’assunzione di ferro è bene, aumentarne l’introduzione. Questo è possibile seguendo alcuni accorgimenti: 

  -aggiungere una fonte di vitamina C ad ogni pasto, per esempio aggiungendo qualche goccia di limone alla pappa;

-inserire come condimento almeno una porzione al giorno di frutta secca e semi oleaginosi; è possibile aggiungere anche una piccola quantità di germe di grano, uno sfarinato ottenuto dal germe del chicco, ricco di ferro, è opportuno aggiungerlo solo dopo che sia stato introdotto il glutine;

-preferire cibi ricchi di ferro come i legumi, ma anche gli pseudocereali. Ammollare i legumi e i cereali per almeno 12 ore e sostituire l’acqua di ammollo almeno una volta per eliminare i fitati e gli antinutrienti, in modo che l’assorbimento di ferro sia maggiore. Anche i metodi di preparazione sono importanti, infatti la germogliazione, la lievitazione e la cottura hanno lo stesso effetto e migliorano l’assorbimento di ferro;

-qualora gli alimenti per le preparazioni venissero comprati preferire quelli con l’aggiunta di ferro;

-evitare di consumare bevande ricche di tanniti, come il the, in corrispondenza dei pasti, poiché possono legarsi al ferro riducendone l’assorbimento;

-limitare l’assunzione di fibra, non superare i 0,5 g per kg di peso corporeo al giorno;

-preferire alimenti raffinati.

Per aumentare l’introito di calcio è bene utilizzare latti vegetali e yogurt arricchiti con calcio ed utilizzare, per le preparazioni, acqua calcica povera di sodio, se le farine per la preparazione vengono acquistate preferire quelle con l’aggiunta di calcio. Consumare cibi ricchi di calcio, come il tahin , il tofu (prodotto utilizzando solfato di calcio) e i legumi (Baroni, 2012).

La vitamina D non è contenuta in alimenti vegetali, ma solo addizionata in alcuni preparati. Per la sua sintesi è importante l’esposizione al sole, per i lattanti di pelle bianca si consiglia un’esposizione di almeno 30 minuti alla settimana se nudi, oppure dalle sei alle otto ore alla settimana se vestiti con il capo scoperto (Proietti, 2013). In bambini molto piccoli la sintesi può comunque essere deficitaria ed è opportuno integrarla.

Neanche la Vitamina B12 è presente nei cibi vegetali, a meno che non sia aggiunta. E’ quindi opportuno somministrare un integratore per via orale in gocce. Anche il latte materno è un’ottima fonte di questa vitamina, purché la madre assuma integratori, perché con il latte non viene escreta la vitamina di deposito, ma solo quella circolante.

Gli acidi grassi omega-3 vanno aggiunti alle pappe sotto forma di olio di semi di lino (purchè venga venduto refrigerato e sia stata mantenuta la catena del freddo), semi di lino macinati o noci polverizzati su piatti freddi, poiché il calore distrugge gli omega-3 (Baroni, 2012). Le dosi consigliate sono una noce e mezza, un cucchiaino scarso di semi di lino, un cucchiaino d’olio di semi di lino (5 g).

Carenza di zinco può presentarsi se il bambino assume troppe verdure, è un’evenienza abbastanza rara. Questo minerale partecipa ai processi di crescita e al il buon funzionamento del sistema immunitario.

Il fabbisogno energetico durante lo svezzamento è di 96 kcal/kg, di cui il 35 – 55% di grassi, il 7 – 16% di proteine e il restante di carboidrati (Dietologia, MayoClinic VII Ed.).

Solitamente non è necessaria la complementazione proteica ai pasti, poiché il bambino tende ad alimentarsi ad intervalli inferiori alle 6 ore.

La quantità di alimenti da proporre a pasto varia da bambino a bambino (Baroni, 2012). Soprattutto per i bambini che ancora assumono latte materno, per il quale è difficile una quantificazione. Appare logico che se un bambino tende a terminare tutto il cibo che gli si propone ha bisogno di porzioni più abbondanti. Ricordiamo sempre che i bambini si autoregolano, quindi in questo momento è ancora più importante non obbligare il bambino a mangiare né distraendolo né sgridandolo (LLL, 2002).

 Fresh lemon fruit

7. E’ pronto per iniziare lo svezzamento?

  I tempi con i quali iniziare lo svezzamento sono indicativi, in quanto è fondamentale rispettare i tempi dei singoli bambini. Se il piccolo non mostra interesse o addirittura sputa i cibi diversi dal latte, aspettare qualche giorno e riprovare senza pretese, evidentemente non è ancora il momento di iniziare a svezzarlo. Per le ragioni sopra elencate in questo periodo non è consigliato ricorrere a schemi predefiniti.

La preparazione dei pasti va modificata con il passare dei mesi. Quindi si inizia con pappe piuttosto liquide, che poco a poco andranno addensate, poi si passa alla consistenza morbida delle creme, ai purè ottenuti schiacciando i cibi con la forchetta, e infine verranno proposti piccoli pezzetti, per esempio di verdura o frutta morbide. Queste fasi vanno rispettate per facilitare la digestione (Proietti, 2013). Bisogna fare sempre estrema attenzione al rischio di soffocamento, soprattutto quando il bambino inizia ad afferrare da solo il cibo e a portarselo alla bocca.

Gli errori da evitare sono diversi. Sicuramente non bisogna trasferire il tipo di alimentazione dell’adulto al bambino (Baroni, 2012), quindi bisogna evitare come già accennato, cibi integrali e troppa verdura. Il latte materno è la migliore scelta, se questo non è disponibile è bene utilizzare un latte formulato vegetale con proteine di soia o di riso, ma non sostituire questi latti con quelli vegetali che bevono gli adulti, che il bambino può peraltro assumere in altri momenti della giornata. Non avere fretta, né di far finire il cibo nel piatto, né di far magiare ogni cibo. Per il primo anno di età il latte è ancora l’alimento principale, il cibo è complementare.

Non avere fretta che il bambino cresca, perché sarà un adulto migliore quanto più vengono rispettati i suoi tempi.